L’olio di colza: un’alternativa valida all’olio di oliva?

olio di colza

Un recente studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports da due ricercatori italiani che lavorano negli Stati Uniti [1] ha generato parecchio scalpore perché ha mostrato un’associazione fra una dieta ricca di olio di colza (noto come “Canola oil” negli Stati Uniti e in Canada), deficit di memoria e patologia sinaptica…

… in topi transgenici da laboratorio.

Questo ha fatto nascere un dibattito sul fatto che il consumo di olio di colza possa rappresentare un fattore di rischio per la demenza. Quest’ultima è una patologia estremamente invalidante, ma il fatto che si possa prevenire semplicemente smettendo di consumare l’olio sbagliato mi è sembrato troppo bello per essere vero. In effetti, leggendo attentamente lo studio di cui sopra, si scopre che i due ricercatori non hanno in realtà osservato nessuna associazione fra un consumo elevato di olio di colza e la deposizione di sostanza β-amiloide nel cervello. Quest’ultimo è uno dei principali meccanismi alla base dello sviluppo della demenza. I topi alimentati con un eccesso di olio di colza erano piuttosto aumentati di peso, una cosa che non stupisce affatto pensando che sono stati alimentati con una dieta ad alto contenuto di grassi. Questo può in effetti avere degli effetti negativi sulla memoria[2] e spiegare i risultati ottenuti in questi animali. Tutto ciò rende difficile capire se gli effetti misurati negli animali da laboratorio impiegati in questo studio fossero o meno dovuti all’esposizione alla colza oppure all’aumento di peso conseguente ad una dieta ricca di grassi.

Sarebbe stato interessante misurare gli effetti sulla memoria anche di una dieta ricca di olio di oliva, che è considerato uno degli oli più salutari. Purtroppo però, questo confronto in questo caso non è stato fatto. È da ricordare inoltre che i modelli animali producono spesso risultati che non sono riproducibili nell’uomo, e nel caso degli studi sugli oli, questo è già successo in precedenza. Ad esempio, dosi elevate di acido oleico alterano il metabolismo lipidico epatico, promuovendo l’aterosclerosi, attraverso l’arricchimento delle LDL di particelle di una sostanza chiamata colesteril-oleato[3]. Questo risultato, ottenuto più volte negli animali da esperimento, non è mai stato confermato in studio umani, ad esempio nel corso dello studio PREDIMED[4].

Dovremmo quindi concludere che il consumo di olio di colza è un fattore di rischio per la demenza sulla base dello studio sopraccitato? Direi che è un po’ presto per dirlo.

Ad ogni modo, l’olio di colza è salutare o no?

Iniziamo con un po’ di storia. La colza è una pianta molto comune nel Nord Europa e appartiene alla famiglia delle brassicacee, la quale include anche cavoli, broccoli e ravanelli. Qualcuno ricorderà che l’olio di colza è stato un elemento centrale in un film con Susan Sarandon dal titolo “L’olio di Lorenzo” [5] nel quale si narra la storia della famiglia Oddone scopre che l’acido erucico (un grasso a catena lunga contenuto nella colza) è in grado di rallentare il decorso della malattia che ha colpito il loro figlio: l’adrenoleucodistrofia. Una patologia progressiva ed estremamente invalidante legata al cromosoma X.

Probabilmente a causa dei potenziali effetti tossici dell’acido erucico, l’olio di colza è stato spesso utilizzato per scopi non alimentari, ad esempio come olio per le lampade, ed è ancora utilizzato come carburante[6]. In tempi recenti, questo olio è stato utilizzato in maniera estesa – soprattutto in Europa – per la produzione del biodiesel. Tuttavia, negli anni ’70, gli agricoltori canadesi sono riusciti a selezionare (attraverso incroci selettivi) un tipo di colza a basso contenuto sia di acido erucico, che di glucosinolati, dei composti ad azione “goitrogena” (ossia tossici per la tiroide). L’olio derivato da questa nuova varietà ha preso il nome di “Canola” dalla combinazione fra Canada e olio (“Ola”) e contiene meno del 2% di acido erucico oltre che meno di 30 micromoli/l di glucosinolati. Una terza generazione di olio di colza è stata infine prodotta riducendo significativamente le concentrazioni di acidi grassi polinsaturi. Il risultato è che l’olio di colza moderno ha una concentrazione medio-elevata di acido oleico (lo stesso grasso dell’olio di oliva) e può quindi essere utilizzato anche per la frittura a livello industriale ed è una valida alternativa ai prodotti ricchi di grassi trans[7].

Il risultato di questi miglioramenti è che l’olio di colza moderno è un prodotto salutare, con un basso contenuto di grassi saturi, un elevato contenuto di acido oleico (il 50-60% degli acidi grassi in esso contenuti) e con un buon rapporto omega-6/omega-3. In Europa è disponibile come olio di colza vergine spremuto a freddo (anziché estratto con solventi), il che lo rende più gradito ai consumatori[8]. Il Canada è il principale esportatore sia di semi che di olio di colza[9] e produce 3 milioni di tonnellate di olio di colza ogni anno, di cui una buona percentuale viene esportata negli Stati Uniti[10]. Ogni anno l’olio di colza contribuisce per circa 26,7 miliardi di dollari all’economica canadese, generando circa 250000 lavori e 11,2 miliardi di dollari in termini di salari (Fonte: Canola Council of Canada).

Grazie al suo elevato contenuto in acidi grassi monoinsaturi, l’olio di colza è quindi considerato da molti una valida (ed economica, anche se non in Italia) alternativa all’olio di oliva, quest’ultimo considerato il re della dieta mediterranea. Come conseguenza di ciò, i consumi di olio di colza sono aumentati notevolmente nei paesi non-mediterranei[11] [12].

A dispetto dei risultati conflittuali ottenuti dagli studi in animali da esperimento[13] [14], nell’uomo l’olio di colza ha più volte mostrato di essere uno strumento efficace per la riduzione delle LDL plasmatiche, mentre ancora poco chiari sono i risultati circa l’aumento del colesterolo “buono” (HDL)[15] [16] [17].

Una dieta ricca di olio di colza e a basso carico glicemico può migliorare la tolleranza glicemica in pazienti affetti da diabete di tipo 2, soprattutto nei casi in cui è presente anche elevata pressione sistolica[18]. È stato inoltre mostrato che il consumo di olio di colza per quattro settimane consecutive può migliorare i livelli di grassi plasmatici, di enzimi epatici (AST, ASL) e ridurre il livello di infiammazione basale nel tessuto adiposo, in maniera più pronunciata rispetto all’olio di oliva. Tuttavia, il consumo di entrambi questi oli produce una risposta infiammatoria acuta nel tessuto adiposo[19]. In uno studio randomizzato effettuato in un campione di donne iraniane affette da diabete di tipo 2[20], il consumo di crusca di riso associata ad olio di colza ha mostrato di essere in grado di migliorare i livelli di lipidi plasmatici meglio che di quanto possibile con l’olio di girasole.

Uno studio di intervento multicentrico attualmente in corso (il COMIT, “Canola Oil Multicenter Interventionl Trial”) ha mostrato che un nuovo tipo di olio di colza arricchito di grassi omega-3 (DHA) chiamato “CanolaDHA” è in grado di migliorare i livelli di colesterolo HDL, trigliceridi, e pressione sanguigna, e di ridurre il Framingham Risk Score (un indice che stima il rischio cardiovascolare futuro) in maniera più pronunciata rispetto ad altri oli, selezionati in base a concentrazioni variabili di acidi grassi[21] (fra in quali, purtroppo, non figura l’olio di oliva) [22].

Infine, un trial recente[23]  ha mostrato che una dieta ricca di acido oleico derivato dall’olio di colza (un tipo di grasso contenuto anche nell’olio di oliva) ha effetti benefici sulla salute cardiovascolare.

In molti paesi (come la Svezia) l’olio di colza rappresenta un’alternativa economica all’olio di oliva. La scelta fra l’uno o l’altro consiste quindi in una questione di gusto, prezzo e, ovviamente, di latitudine!

 

[1] Lauretti and Praticò (2017). Effect of canola oil consumption on memory, synapse and neuropathology in the triple transgenic mouse model of Alzheimer’s disease. Scientific Reports 7, Article number: 17134. https://www.nature.com/articles/s41598-017-17373-3.

[2] Sobesky et al. (2014). High-fat diet consumption disrupts memory and primes elevations in hippocampal IL-1β, an effect that can be prevented with dietary reversal or IL-1 receptor antagonism. Brain Behav Immun. 2014 Nov;42:22-32.

[3] Degirolamo C, Shelness GS, Rudel LL. LDL cholesteryl oleate as a predictor for atherosclerosis: evidence from human and animal studies on dietary fat. Journal of Lipid Research. 2009; 50:S434–S439.

[4] Zampelas A. Nuts and not olive oil decrease small and dense LDL: results from the PREDIMED Study. Atherosclerosis. 2013 Nov;231(1):59-60.

[5] Lorenzo’s oil: https://en.wikipedia.org/wiki/Lorenzo%27s_Oil.

[6] Dworakowska et al. (2011). Production of biodiesel from rapeseed oil. World Sustainability Forum. file:///Users/gianluca/Downloads/wsf_631_original.pdf.

[7] List GR (2017). Rapeseed (canola) oil. Lipid Technol. Vol. 29, No. 5-6.

[8] Matthaus B, Brühl L, Amoneit F. The DGF Rapeseed Oil Award – A tool to improve the quality of virgin edible rapeseed oil. Lipid Technol 2008; 20:31–4.

[9] Gunstone FD (2012). Rapeseed (canola) oil. Lipid Technol. Vol. 24, No. 2. http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/lite.201200173/full.

[10] Canola Council of Canada: https://www.canolacouncil.org/markets-stats/industry-overview/.

[11] Lin, L. et al. Evidence of health bene ts of canola oil. Nutrition Review. 71, 370–385 (2013).

[12] Dupont, J. et al. Food safety and health e ects of canola oil. J Am Coll Nutr. 8, 360–375 (1989).

[13] Cai, J. et al. Comparative Efeects of Plant Oils on the Cerebral Hemorrhage in Stroke-Prone Spontaneously Hypertensive Rats. Nutr Neurosci. 19(7), 318–326 (2014).

[14] Junker, R. et al. Effects of diets containing olive oil, sunflower oil, or rapeseed oil on the hemostatic system.  Thromb Haemost. 85(2),280–6 (2001).

[15] Gustafsson IB, Vessby B, Ohrvall M, Nydahl M. A diet rich in monounsaturated rapeseed oil reduces the lipoprotein cholesterol concentration and increases the relative content of n-3 fatty acids in serum in hyperlipidemic subjects. Am J Clin Nutr. 1994 Mar;59(3):667-74.

[16] McDonald B, Gerrard J, Bruce V, et al. Comparison of the effect of canola oil and sunflower oil on plasma lipids and lipoproteins and on in vivo thromboxane A2 and prostacyclin production in healthy young men. Am J Clin Nutr. 1989;50:1382–1388.

[17] Lichtenstein AH, Ausman LM, Carrasco W, et al. Effects of canola, corn, and olive oils on fasting and postprandial plasma lipoproteins in humans as part of a national cholesterol education program step 2 diet. Arterioscler Thromb. 1993;13:1533–1542.

[18] Jenkins et al. (2014). Effect of lowering the glycemic load with canola oil on glycemic control and cardiovascular risk factors: a randomized controlled trial. Diabetes Care. 2014 Jul;37(7):1806-14. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24929428.

[19] Kruse et al. (2015). Dietary rapeseed/canola-oil supplementation reduces serum lipids and liver enzymes and alters postprandial inflammatory responses in adipose tissue compared to olive-oil supplementation in obese men. Mol Nutr Food Res. 2015 Mar;59(3):507-19. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25403327.

[20] Salar A, Faghih S, Pishdad GR. Rice bran oil and canola oil improve blood lipids compared to sunflower oil in women with type 2 diabetes: A randomized, single-blind, controlled trial. J Clin Lipidol. 2016 Mar-Apr;10(2):299-305. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27055960.

[21] Jones et al. (2014). DHA-enriched high-oleic acid canola oil improves lipid profile and lowers predicted cardiovascular disease risk in the canola oil multicenter randomized controlled trial. Am J Clin Nutr. 2014 Jul;100(1):88-97.

[22] The other oils were: 1) conventional canola oil (Canola; n-9 rich), 2) a blend of corn and safflower oil (25:75) (CornSaff; n-6 rich), 3) a blend of flax and safflower oils (60:40) (FlaxSaff; n-6 and short-chain n-3 rich), or 4) high-oleic acid canola oil (CanolaOleic; highest in n-9).

[23] Jones PJH (2015). High-oleic canola oil consumption enriches LDL particle cholesteryl oleate content and reduces LDL proteoglycan binding in humans. Atherosclerosis. 238(2): 231–238.

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Gianluca Tognon

Gianluca Tognon è un biologo specializzato in scienza dell’alimentazione. Ha lavorato per diversi anni come ricercatore presso l’Università di Göteborg in Svezia ed è docente presso l'università di Skövde in Svezia. In Italia ha pubblicato cinque libri su diversi temi legati all’alimentazione e alla nutrizione ed è co-autore di numerose pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali.

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About Me

I’m an Italian nutrition coach, speaker, entrepreneur and associate professor at the University of Gothenburg. I started MY career as a biologist and spent 15 years working both in Italy and then in Sweden.

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