{"id":12192,"date":"2018-10-13T16:26:07","date_gmt":"2018-10-13T16:26:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gianlucatognon.com\/?p=12192"},"modified":"2018-10-13T16:26:07","modified_gmt":"2018-10-13T16:26:07","slug":"nutraceutica-e-peptidi-bioattivi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gianlucatognon.com\/it\/nutraceutica-e-peptidi-bioattivi\/","title":{"rendered":"Nutraceutica e peptidi bioattivi del latte: soluzioni al problema della biodisponibilit\u00e0"},"content":{"rendered":"<h2>Nutraceutica: una questione di peptidi?<\/h2>\n<p>Nutraceutica: nel mio <a href=\"http:\/\/www.gianlucatognon.com\/it\/peptidi-bioattivi-nel-latte-parte-1\/\">post precedente<\/a>, ho descritto i potenziali effetti sulla salute dei peptidi bioattivi derivati dal latte. Nello stesso articolo, per\u00f2, vi ho anche parlato del problema pi\u00f9 grande che questi peptidi hanno: una biodisponibilit\u00e0 estremamente bassa dovuta al fatto che vengono idrolizzati estensivamente nel tratto gastrointestinale.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 una cattiva notizia per l&#8217;industria nutraceutica, che da tempo spera di utilizzare questi composti per creare nuovi prodotti. In effetti, l&#8217;Autorit\u00e0 europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha recentemente espresso un&#8217;opinione negativa sugli effetti del peptide bioattivo b-casomorfina 7 su varie condizioni patologica, basandosi sul fatto che questo peptide aveva una bassa caratterizzazione, bassa relazione dose-risposta, bassa biodisponibilit\u00e0 ed efficacia.<\/p>\n<p>Ma non tutte le speranze sono perdute.<\/p>\n<p>Esiste infatti la possibilit\u00e0 di aumentare la biodisponibilit\u00e0 di questi composti e, in questo post, vorrei darvi qualche idea. Siete pronti? Analizziamo questo argomento nel dettaglio!<\/p>\n<p>I peptidi bioattivi del latte provengono dall&#8217;idrolisi delle proteine del latte come le caseine e le proteine del siero del latte, idrolisi che si verifica anche durante il processo di maturazione del formaggio.<\/p>\n<p>Lo sapevamo gi\u00e0.<\/p>\n<p>Tuttavia, un&#8217;idea interessante \u00e8 quella di sviluppare piccoli peptidi su misura rivolti a specifici recettori ed enzimi, al fine di stimolare selezionati effetti sulla salute. In effetti, come accennavo all\u2019inizio di questo articolo, alcuni peptidi bioattivi potrebbero essere utilizzati come ingredienti per la nutraceutica e gli integratori. Anche se\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p><strong>&#8230; gli effetti benefici dei peptidi del latte su specifiche condizioni patologiche, \u00e8 comunque inferiore agli effetti che si ottengono con i farmaci.<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tuttavia, nonostante questo potenziale inconveniente, molti ricercatori interessati alla nutraceutica stanno ancora cercando di elaborare delle strategie per aumentare l&#8217;efficacia dei peptidi del latte migliorando la loro biodisponibilit\u00e0. Una cosa importante da sapere a questo riguardo, \u00e8 il fatto che questi composti possiedono (in teoria) la capacit\u00e0 intrinseca di resistere alla degradazione enzimatica e che questa capacit\u00e0 dipende in gran parte dalla loro composizione amminoacidica. Ad esempio, la presenza di prolina e idrossiprolina nella sequenza peptidica rende meno probabile la sua degradazione. Particolarmente rilevante \u00e8 la presenza di questi aminoacidi nella posizione C o N-terminale, poich\u00e9 queste ultime influenzano fortemente l&#8217;attivit\u00e0 biologica del peptide.<\/p>\n<p>Sfortunatamente, non tutti i peptidi del latte hanno una composizione amminoacidica favorevole, ossia che li renda resistenti alla degradazione enzimatica e utili alla nutraceutica. Ecco perch\u00e9 sono attualmente allo studio altre strategie che consentano di aumentare la biodisponibilit\u00e0 dei peptidi del latte, tra cui la <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Micro-encapsulation\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">microincapsulazione<\/a>, la lipidazione, la <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/PEGilazione\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">PEG-ilazione<\/a>, la polimerizzazione, lo <a href=\"https:\/\/www.sciencedirect.com\/science\/article\/pii\/S0001868615000767\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">spray-drying<\/a> e altre tecniche. Ovviamente, aumentare la dose somministrata pu\u00f2 essere una possibile soluzione. Tuttavia, alcuni peptidi potrebbero avere un livello di accettazione particolarmente basso da parte dei consumatori, a causa della loro tendenza ad avere un sapore amaro.<\/p>\n<p>Inibitori enzimatici e stimolatori dell&#8217;assorbimento sono stati entrambi testati come strategie per &#8220;proteggere&#8221; i peptidi del latte dalla degradazione. Infine, un\u2019altra idea \u00e8 quella di utilizzare dei <em>carrier<\/em> (ad esempio, vescicole lipidiche, <em>carrier<\/em> colloidali, liposomi, emulsioni, ecc.).<\/p>\n<p>Non sono un chimico e per me \u00e8 difficile valutare quali di queste tecniche avr\u00e0 maggiori speranze di successo, ma penso che qualcosa di interessante verr\u00e0 scoperto dagli scienziati che stanno studiando l&#8217;applicazione di queste tecniche per rendere i peptidi del latte pi\u00f9 biodisponibili.<\/p>\n<p>Un ultimo problema \u00e8 il fatto che abbiamo bisogno di linee guida migliori per valutare gli effetti di questi peptidi sulla salute umana, dal momento che molti studi sono stati effettuati soltanto <em>in vitro<\/em> oppure nell\u2019uomo ma sottodimensionati. Sebbene siano costosi e noiosi da condurre, gli RCTs (<em>Randomized Controled Trials<\/em>, ossia gli studi di intervento) in doppio cieco rappresentano, in questi casi, il <em>gold standard<\/em>. Spero di vedere presto altri studi di questo tipo nel settore dei peptidi del latte. Conoscere le concentrazioni plasmatiche e la cinetica dei peptidi somministrati per via orale sar\u00e0 ovviamente essenziale per pianificare futuri studi di intervento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Lo sapevi?<\/strong><\/p>\n<p>Se la loro struttura \u00e8 nota, i peptidi bioattivi possono anche essere sintetizzati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Riferimenti bibliografici<\/strong><\/p>\n<p>Albenzio, M. et al. (2017) \u2018Bioactive Peptides in Animal Food Products\u2019, Foods, 6(5), p. 35. doi: 10.3390\/foods6050035.<\/p>\n<p>Bara\u0107, M. B. et al. (2017) \u2018White cheeses as a potential source of bioactive peptides\u2019. Available at: <a href=\"https:\/\/www.semanticscholar.org\/paper\/White-cheeses-as-a-potential-source-of-bioactive-Bara\u0107-Pe\u0161i\u0107\/94b9ae4b2be3c093b9f3af63d36cbf08cf163a80\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.semanticscholar.org\/paper\/White-cheeses-as-a-potential-source-of-bioactive-Bara\u0107-Pe\u0161i\u0107\/94b9ae4b2be3c093b9f3af63d36cbf08cf163a80<\/a> (Accessed: 12 October 2018).<\/p>\n<p>Boutrou, R., Gw\u00e9na\u00eble, H. and Sanchez-Rivera, L. (2015) \u2018On the trail of milk bioactive peptides in human and animal intestinal tracts during digestion: A review\u2019, Dairy Science and Technology, 95, pp. 815\u2013829.<\/p>\n<p>Foltz, M., van der Pijl, P. C. and Duchateau, G. S. M. J. E. (2010) \u2018Current In Vitro Testing of Bioactive Peptides Is Not Valuable\u2019, The Journal of Nutrition, 140(1), pp. 117\u2013118. doi: 10.3945\/jn.109.116228.<\/p>\n<p>Horner, K., Drummond, E. and Brennan, L. (2016) \u2018Bioavailability of milk protein-derived bioactive peptides: A glycaemic management perspective\u2019, Nutrition Research Reviews, 29(1), pp. 91\u2013101. doi: 10.1017\/S0954422416000032.<\/p>\n<p>Nongonierma, A. B. and FitzGerald, R. J. (2015a) \u2018Bioactive properties of milk proteins in humans: A review\u2019, Peptides. Elsevier Inc., 73(0), pp. 20\u201334. doi: 10.1016\/j.peptides.2015.08.009.<\/p>\n<p>Nongonierma, A. B. and FitzGerald, R. J. (2015b) \u2018The scientific evidence for the role of milk protein-derived bioactive peptides in humans: A Review\u2019, Journal of Functional Foods. Elsevier Ltd, 17, pp. 640\u2013656. doi: 10.1016\/j.jff.2015.06.021.<\/p>\n<p>Segura-Campos, M. et al. (2011) \u2018Bioavailability of bioactive peptides\u2019, Food Reviews International, 27(3), pp. 213\u2013226. doi: 10.1080\/87559129.2011.563395.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nutraceutica: una questione di peptidi? 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