Zucchero di cocco: non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca!

zucchero di cocco

Lo zucchero di cocco é davvero così sano?

Chiudi gli occhi. Ora immagina un mondo in cui puoi mangiare tutti i dolci che vuoi senza l’angoscia di vedere il tuo girovita aumentare ogni giorno di più. E soprattutto, senza mettere altri soldi nelle tasche del tuo dentista. Immagina il sapore delizioso di una delicata torta al cioccolato, dimentica le carote e i broccoli e goditi dei pasti squisiti a base di soli dessert. Questo sogno potrebbe presto diventare realtà: tutto ciò che devi fare è semplicemente sostituire lo zucchero “cattivo” con quello “buono”: passare cioè dal saccarosio allo zucchero di palma da cocco. Con il suo basso indice glicemico e in quanto fonte naturale di vitamine e sali minerali, questo fantastico prodotto dolcificante non danneggerà mai la tua salute, ma farà piuttosto il contrario: nutrirà il tuo corpo.

Sembra allettante, vero?

Ora apri gli occhi e guardati attorno. Mi dispiace, ma sfortunatamente la realtà che hai appena immaginato non esiste! Lo zucchero di cocco è costituito per l’80% da saccarosio e il restante 20% da quantità variabili di glucosio e fruttosio. Niente di nuovo sotto il sole, a quanto pare! Il motivo per cui questo prodotto è stato pubblicizzato così pesantemente è che ha un basso indice glicemico e contiene tracce di vitamine e minerali. Tuttavia, un basso indice glicemico non implica che questo zucchero sia necessariamente sano e, per ottenere una quantità significativa di micronutrienti da questo alimento, se ne dovrebbe mangiare a badilate. Lo zucchero di cocco fornisce la stessa quantità di calorie dello zucchero da tavola (4 kcal / g) e, secondo la British Dietetic Association, può avere gli stessi effetti sia sull’obesità che sulla carie[1].

L’idea che uno zucchero possa essere magicamente “sano” non è nuova. È la strategia che le aziende stanno adottando per cercare di convincere i consumatori, dopo che questi ultimi hanno finalmente compreso i danni derivanti dal consumo di saccarosio. Non c’è nulla di nuovo in questo, l’industria alimentare ha già usato lo stesso trucco in passato per promuovere il consumo di fruttosio. E ora sta riciclando questa strategia di marketing per promuovere dei sostituti saccarosio solo apparentemente meno dannosi.

Il rischio connesso agli elevati consumi di zucchero è una delle maggiori preoccupazioni dei consumatori di oggi[2]. Molti dei quali sono effettivamente disposti a pagare di più per cibo e bevande che non contengano “ingredienti indesiderati” come il saccarosio. Allo stesso tempo, è comune per molte persone sentire il bisogno di mangiare qualcosa di dolce, in modo simile a quello che si prova quando si ha voglia di bere una bevanda alcolica. Ecco perché, nonostante il crescente numero di studi scientifici che mostrano come l’assunzione di zucchero sia davvero una maledizione per la salute, molte persone insistono nel cercare alternative più sane.

Diversi studi hanno correlato l’obesità con un aumento del consumo di zuccheri e l’esposizione cronica al saccarosio può causare disturbi alimentari, oltre a modificare il comportamento individuale[3]. Un recente studio della Queensland University of Technology in Australia, ha dimostrato che il consumo eccessivo di zucchero aumenta i livelli di dopamina (un neurotrasmettitore) in modo simile a molte droghe d’abuso[4]. E questo è abbastanza spaventoso!

Ridurre il più possibile i consumi di zucchero è dunque il modo più ovvio per liberarsi finalmente dalla brama di dolce. Tuttavia, smettere di mangiare è più facile a dirsi che a farsi. Alcuni ricercatori sono infatti convinti che la dipendenza da zucchero andrebbe trattata con gli stessi farmaci usati per altri tipi di dipendenza[5]. Tuttavia, ci vorrà del tempo prima che qualsiasi terapia farmacologica venga approvata per questo tipo di problema. Nel frattempo, è sempre una buona idea iniziare ad evitare prodotti alimentari contenenti zuccheri aggiunti, facendo attenzione che non sia stato aggiunto altro zucchero o qualche tipo di sciroppo. Una volta fatto ciò, la cosa più difficile da fare è trovare routine alternative che aiutino a calmarsi e a stare alla larga dallo zucchero, soprattutto nei momenti in cui si sente il bisogno di calmarsi. Alcuni esempi includono fare un bagno caldo, usare l’aromaterapia, chattare con un amico e molte altre idee ancora. A questo proposito, la psicologa americana Susan Albers ha raccolto un sacco di consigli che ha pubblicato nei suoi libri, che consiglio[6],[7].

Pronti dunque a raccogliere la sfida di non consumare zucchero per una settimana? Coinvolgendo amici e familiari renderà resistere alle dolci tentazioni più facile!

 

Per quelli di voi che vogliono approfondire gli aspetti scientifici …

È noto che le sostanze che provocano dipendenza sono in grado di attivare i neuroni contenenti dopamina, che si trovano in quelle aree del cervello che elaborano il rinforzo del comportamento. Qualsiasi sostanza che causa il rilascio ripetuto di dopamina o che può ridurre la ricaptazione della dopamina è un potenziale candidato per essere una sostanza da abuso. Anni fa, la dottoressa Avena e i suoi colleghi dell’università di Princeton[8] hanno ipotizzato che l’assunzione intermittente e eccessiva di zucchero può avere effetti dopaminergici, colinergici e oppioidi simili agli psicostimolanti e ai composti oppiacei, ma di intensità inferiori. L’effetto complessivo di questi adattamenti neurochimici è una dipendenza lieve ma ben definita.

Gli studi sugli animali dimostrano che una varietà di alimenti possono rilasciare dopamina nel Nucleo Accumbens, compreso lo zucchero, la saccarina e l’olio di mais[9],[10],[11],[12],[13]. Cibo e sostanze di abuso si differenziano in molti modi tra loro, ma quando si alternano abbuffate a periodi di privazione in maniera intermittente, ecco che le differenze si attenuano. Lo zucchero soddisfa i criteri per una sostanza di abuso e può dare dipendenza alle persone che lo consumano in maniera simile ad una abbuffata. Questa conclusione è corroborata dai cambiamenti osservati nella neurochimica del sistema limbico, che sono simili quando si confrontano tra loro le droghe e lo zucchero, sebbene gli effetti che ne risultano siano minori per lo zucchero che per i farmaci8.

 

[1] Elaine Gardner. Coconut sugar. Brit Dent J. (2017) Vol. 10. https://www.nature.com/articles/sj.bdj.2017.1011.pdf?origin=ppub.

[2] Mars Wrigley Foodservices. The ‘new dessert’ is not a passing fad: https://smallbizdaily.us10.list-manage.com/track/click?u=f5eaf3474ce08b48641f22bce&id=6082a7ce00&e=289cdaaf59.

[3] Avena NM, Rada P, Hoebel BG. Evidence for sugar addiction: behavioral and neurochemical effects of intermittent, excessive sugar intake. Neurosci Biobehav Rev. 2008;32(1):20-39.

[4] Shariff M, Quik M, Holgate J, Morgan M, Patkar OL, Tam V, Belmer A, Bartlett SE. Neuronal Nicotinic Acetylcholine Receptor Modulators Reduce Sugar Intake. PLoS One. 2016 Mar 30;11(3):e0150270.

[5] Sugar addiction ‘should be treated as a form of drug abuse’. Available at: http://www.independent.co.uk/news/science/sugar-has-similar-effect-on-brain-as-cocaine-a6980336.html.

[6] Susan Albers. 50 modi per vincere la fame nervosa: https://www.amazon.it/50-modi-vincere-fame-nervosa/dp/8893191458/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1516028129&sr=8-1&keywords=50+modi+per+vincere.

[7] Susan Albers. 50 more ways to soothe yourself without food: https://www.amazon.com/More-Ways-Soothe-Yourself-Without/dp/1626252521/ref=pd_lpo_sbs_14_t_0?_encoding=UTF8&psc=1&refRID=WG1TVN7SYTD5BBFE2E5H.

[8] Avena et al. (2008). Evidence for sugar addiction: Behavioral and neurochemical effects of intermittent, excessive sugar intake: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2235907/.

[9] Bassareo V, Di Chiara G. Differential influence of associative and nonassociative learning mechanisms on the responsiveness of prefrontal and accumbal dopamine transmission to food stimuli in rats fed ad libitum. J Neurosci. 1997;17:851–861.

[10] Hajnal A, Smith GP, Norgren R. Oral sucrose stimulation increases accumbens dopamine in the rat. Am J Physiol Regul Integr Comp Physiol. 2004;286:R31–R37.

[11] Liang NC, Hajnal A, Norgren R. Sham feeding corn oil increases accumbens dopamine in the rat. Am J Physiol Regul Integr Comp Physiol. 2006;291:R1236–R1239.

[12] Mark GP, Blander DS, Hoebel BG. A conditioned stimulus decreases extracellular dopamine in the nucleus accumbens after the development of a learned taste aversion. Brain Res. 1991;551:308–310.

[13] Rada P, Avena NM, Hoebel BG. Daily bingeing on sugar repeatedly releases dopamine in the accumbens shell. Neuroscience. 2005b;134:737–744.

Gianluca Tognon

Gianluca Tognon

Gianluca Tognon è un biologo specializzato in scienza dell’alimentazione. Ha lavorato per diversi anni come ricercatore presso l’Università di Göteborg in Svezia ed è docente presso l'università di Skövde in Svezia. In Italia ha pubblicato cinque libri su diversi temi legati all’alimentazione e alla nutrizione ed è co-autore di numerose pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali.

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About Me

I’m an Italian nutrition coach, speaker, entrepreneur and associate professor at the University of Gothenburg. I started MY career as a biologist and spent 15 years working both in Italy and then in Sweden.

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