Diabete: la nuova sfida globale

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Il diabete é ormai un problema mondiale

382 milioni di adulti (l’8.3% della popolazione mondiale) convivono ogni giorno con il diabete e, secondo le stime dell’International Diabetes Federation, questo numero è destinato a salire a 592 milioni entro il 2035. Solo in Europa nel 2013 sono stati spesi oltre 100 miliardi di euro in termini di spesa sanitaria riconducibile a questa condizione[1].

Che cos’é il diabete? Il diabete è una malattia cronica che si verifica quando il corpo non può produrre abbastanza insulina o non può usare efficacemente l’insulina. L’insulina è un ormone prodotto dal pancreas che consente al glucosio di entrare nelle cellule dei tessuti. Se non adeguatamente assorbita, il glucosio resta nel circolo sanguigno causando iperglicemia, la quale a sua volta é causa di numerose complicazioni sia a breve che a lungo termine.

Esistono tre forme di diabete:

Il primo é causato da una reazione autoimmune contro le beta-cellule che producono insulina nel pancreas. Perchè questo avviene non è ancora chiaro. Il diabete di tipo 1 può colpire persone di qualsiasi età, ma di solito si verifica nei bambini o nei giovani adulti, infatti una volta era noto con il nome di “diabete giovanile”. I diabetici di tipo 1 hanno bisogno di insulina ogni giorno, senza la quale non possono sopravvivere[2]. Nella maggior parte dei paesi ad alto reddito il diabete di tipo 1 è la forma più comune di diabete nei bambini e negli adolescenti1.

Il diabete di tipo 2 é invece la forma più comune (dall’85 al 95% di tutti i casi). Di solito si verifica negli adulti, ma è sempre più frequentemente diagnosticato anche in bambini e adolescenti. L’organismo di un soggetto diabetico di tipo 2 è in grado di produrre insulina, ma questa è insufficiente oppure i tessuti non sono in grado di rispondere ai suoi effetti[3].

Il diabete gestazionale infine, colpisce le donne durante la gravidanza. Si stima che nei paesi poveri, oltre il 90% delle donne in dolce attesa sia affetto da iperglicemia.

Non é vero ma crediciIl diabete rappresenta la quarta o quinta causa di morte nella maggior parte dei paesi ad alto reddito. Molti politici ed esperti di salute pubblica, soprattutto nei paesi più poveri, non sono consapevoli dei rischi connessi al diabete. I pazienti diabetici richiedono una cura medica che molti paesi non possono permettersi di fornire.

Uno degli aspetti più preoccupanti di questa malattia é che molti diabetici non sono consapevoli di essere tali. Nel mondo, la percentuale di casi di diabete non diagnosticati varia dal 24% in Sudamerica a oltre il 60% dei casi in Africa. In Europa (considerando che la regione europea, così come viene definita dall’OMS, include anche la Russia) questa percentuale si aggira intorno al 34%. Numeri importanti, se pensiamo alle conseguenze a lungo termine del diabete[4]:

  • Retinopatie.
  • Nefropatie.
  • Neuropatie.
  • Malattie cardiovascolari.

L’educazione all’autogestione della malattia diabetica è la pietra miliare di una corretta gestione del paziente affetto da questa patologia e consente ai pazienti di gestire la propria malattia in libertà, migliorando la propria salute e diventando così la figura centrale nella gestione della propria assistenza sanitaria. Inoltre, gli operatori sanitari svolgono un ruolo fondamentale nel migliorare l’accesso e la qualità della assistenza sanitaria per le persone con diabete. I medici di famiglia, in particolare, devono essere aggiornati non soltanto sui rischi di questa malattia, ma anche istruiti su come comunicare al paziente le informazioni necessarie affinchè il paziente sia in grado di gestire autonomamente e in modo corretto la propria condizione.

La cura e la prevenzione del diabete si mettono in pratica innanzitutto attraverso una alimentazione corretta. Una recente review di Lancet[5] ha riassunto l’evidenza scientifica che riguarda la prevenzione e gestione del diabete attraverso l’alimentazione. Secondo questa metanalisi della letteratura scientifica, la qualità di grassi e carboidrati risulta essere più importante della loro quantità. Nello specifico, é bene che i grassi derivino dalla frutta secca oleaginosa (noci, mandorle, nocciole, ecc.) e, in teoria, anche del pesce, anche se é importante che quest’ultimo alimento non derivi da aree inquinate. Inoltre, le fonti di carboidrati da preferire dovrebbero essere quelle a minore indice glicemico come nel caso di cereali integrali, frutta, legumi. L’alcol é ammesso in quantità limitata, ad esempio uno o due bicchieri al giorno. La dieta mediterranea, ricca di verdure, frutta, frutta secca, pesce e grassi insaturi, ma povera di alimenti di origine animale come carne e latticini (ad eccezione dello yogurt che invece si associa inversamente al rischio di diabete) é ancora un “must” per la prevenzione e la gestione del diabete. Purtroppo, le raccomandazioni dietetiche ufficiali variano da paese a paese e non vi é un accordo preciso ad esempio su quale sia la quantità precisa di carboidrati da inserire nella dieta del diabetico5.

*   *   *   *

La prevalenza globale crescente di malattie non trasmissibili sta ponendo enormi e crescenti esigenze sui sistemi sanitari. Il diabete rappresenta una delle malattie croniche piú comuni. Un intervento per arginare questa nuova epidemia non può più essere rinviato. Aiutare i paesi più poveri a gestire questa crescente (e costosa) emergenza é un obbligo morale.

 

[1] International Diabetes Federation Atlas. IDF diabetes atlas (6th edn.) 2013. (last accessed Nov 2014).

[2] Eisenbarth GS, Buse JB. Type 1 diabetes mellitus. In: Melmed S, Polonsky KS, Larsen PR, Kronenberg HM, eds. Williams Textbook of Endocrinology. 12th ed. Philadelphia, Pa: Elsevier Saunders; 2011:chap 32.

[3] American Diabetes Association. Standards of medical care in diabetes — 2014. Diabetes Care. 2014;37 Suppl 1:S14-S80.

[4] American Diabetes Association. Standards of medical care in diabetes — 2013. Diabetes Care. 2013;36 Suppl 1:S11-S66.

[5] Ley et al. Prevention and management of type 2 diabetes: dietary components and nutritional strategies. Lancet 383: 1999-2007.

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Gianluca Tognon

Gianluca Tognon è un biologo specializzato in scienza dell’alimentazione. Ha lavorato per diversi anni come ricercatore presso l’Università di Göteborg in Svezia ed è docente presso l'università di Skövde in Svezia. In Italia ha pubblicato cinque libri su diversi temi legati all’alimentazione e alla nutrizione ed è co-autore di numerose pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali.

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About Me

I’m an Italian nutrition coach, speaker, entrepreneur and associate professor at the University of Gothenburg. I started MY career as a biologist and spent 15 years working both in Italy and then in Sweden.

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